Se la tv fa propaganda per l''Isis'

La situazione è grave ma proprio per questo non si può amplificare la propaganda dei terroristi. L''effetto è pericoloso: o si alimenta la psicosi o si banalizza il terrore.'

Se la tv fa propaganda per l''Isis'
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Redazione Modifica articolo

27 Luglio 2016 - 21.31


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L’Isis ha trovato un nuovo sponsor: la tv italiana. Qualsiasi omicidio, attacco, sparatoria – vera o falsa – viene immediatamente attribuita ai terroristi di al Baghdadi, e da lì si parte con un’interminabile diretta che ripercorre tutti gli attentati e si continua a torturare il corrispondente di turno per avere conferme alle supposizioni, che spesso non arrivano. Quelle che arrivano più velocemente sono le bufale dal web, dove ognuno può scrivere quello che vuole.

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Un atteggiamento incomprensibile, forse giustificabile solo con l’egocentrismo di giornalisti che non possono staccarsi dal video. L’effetto può essere duplice: o si alimenta la psicosi, la paura, permettendo all’Isis di raggiungere il proprio obiettivo, la destabilizzazione; oppure si banalizza il terrorismo. Ormai tutti hanno registrato nelle proprie orecchie Allah Akbar e lo sentono anche quando non viene urlato. O forse cominceranno tutti – anche i rapinatori – a urlarlo per terrorizzare chi potrebbe sventare una rapina.
Non ho mai sottovalutato il pericolo del terrorismo islamico, fin da quando colpiva altrove, soprattutto in Algeria. Allora, negli anni novanta, c’era chi sosteneva – in occidente – che per far tacere le armi occorreva accordarsi con gli islamisti e magari accettare l’imposizione della sharia.

Nelle ultime ore si parla molto dello sgozzamento di Jacques Hamel, come primo caso di uccisione di un sacerdote. Purtroppo non è così: anche in questo caso è stata l’Algeria ad aprire la lista con l’assassinio del vescovo di Orano, monsignor Claverie, e i sette monaci di Tibhirine, altri sono stati uccisi in Medio oriente o sono stati rapiti come padre Dall’Oglio, di cui non ci sono più notizie.

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La situazione è grave, ma proprio per questo non si può contribuire ad amplificare la propaganda dei terroristi, peraltro già molto efficace. E poi ci pensa l’Isis ad attribuirsi ogni attacco riuscito. Tutti i protagonisti diventano militari del famigerato gruppo terrorista. Non solo. Oltre all’appeal che esercita il califfato su chi è in crisi di identità o chi per mancanza di valori laici trova l’unico sbocco nella religione e nella sua ideologia più estremizzata, c’è anche il pericolo dell’emulazione, soprattutto per giovani che hanno subito traumi come quello della guerra.
Tra gli appelli alla calma del presidente Mattarella e i proclami della ministra Pinotti che le nostre truppe speciali sono pronte, c’è solo da sperare che il nostro paese non venga messo alla prova.

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