Tunisia, la rivoluzione spazzata via dalla violenza | Giuliana Sgrena
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Tunisia, la rivoluzione spazzata via dalla violenza

Il partito islamista al potere Ennahdha non sa o non vuole contenere la violenza dei salafiti che stanno distruggendo le conquiste del 14 gennaio.

Tunisia, la rivoluzione spazzata via dalla violenza
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20 Settembre 2012 - 21.56


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«Allah, com”è caduta in basso la rivoluzione», è il titolo di un articolo pubblicato ieri da un giornale tunisino on line, Kapitalis. Allah potrebbe apparire come una semplice invocazione se non fosse che tutti i responsabili di questa situazione si richiamano ad Allah e sostengono di agire in suo nome.
Tutto quello che aveva fatto apparire la rivoluzione tunisina del 14 gennaio non violenta – per la giustizia, la democrazia e la libertà, quasi un esempio da seguire per i manifestanti di tutto il mondo, compreso quello occidentale, che si ribellano alla tirannia delle leggi del mercato – non esiste più. O almeno così sembra. Forse è stata spazzata via della violenza antiamericana che oggi ha dato ai salafiti quel protagonismo che nella rivoluzione non avevano avuto.

Il film spazzatura americano è stato solo un pretesto per scavalcare gli islamisti di Ennahdha, preoccupati di perdere l”appoggio degli Stati uniti, e prendere in mano la piazza. Il governo di Tunisi, dopo varie riunioni della troika (il partito islamista e i due laici), condanna l”attacco all”ambasciata Usa e ha deciso di pagare i danni. Intanto gli Stati uniti hanno ritirato dalla Tunisia tutto il personale non indispensabile, e la Francia ha chiuso, dopo la pubblicazione delle vignette del settimanale Charlie Hebdo, l”ambasciata e la scuola.

La condanna del governo di Tunisi è un balbettio senza conseguenze, e infatti le forze dell”ordine che lunedì scorso hanno assediato la moschea al Fath, da tempo in mano ai salafiti, alla fine si sono ritirate permettendo al regista dell”attacco all”ambasciata Usa, Abou Iyadh, che per venti minuti ha arringato la folla che riempiva la moschea e anche le strade adiacenti in pieno centro della capitale, di allontanarsi indisturbato.

Il problema è che Ennahdha, che in questi mesi ha cercato di mantenere le distanze dai salafiti senza mai interferire nelle loro numerose azioni violente (l”occupazione dell”università di Manouba, l”assalto agli alberghi e ai bar che vendono alcolici, l”attacco alle donne che non osservano l”abbigliamento islamico, attacco a caserme), ora non è più in grado di controllare la sua base. A una manifestazione pro-Ennahda a Tunisi, una decina di giorni fa, solo per fare un esempio, c”erano poche centinaia di persone, ma quando si sono mobilitati i giovani islamisti, più vicini ai salafiti che ai fratelli musulmani, improvvisamente la piazza si è riempita.

Il caos, da una parte, mette in imbarazzo Ennahdha, ma dall”altra potrebbe persino beneficiarla. Il dibattito in corso alla costituente per il varo della nuova costituzione è impantanato sulle posizioni oltranziste degli islamisti e spesso bloccato anche dalla scarsa preparazione dei deputati. Così le azioni violente dei salafiti possono far passare in secondo piano il fatto che la scadenza per la presentazione della costituzione – il termine sarebbe fissato per il 23 ottobre – continua a slittare e nessuno riesce a fare previsioni attendibili né sul suo varo, né su un eventuale referendum per ratificarla. E nemmeno sulle prossime elezioni, che in un primo tempo erano annunciate per il prossimo marzo.

Si potrebbe dire che la dittatura di Ben Ali non ha favorito la preparazione di legislatori, ma purtroppo i peggiori esempi della dittatura continuano a costituire un modello per i nuovi governanti. È il caso della stampa, dove le nomine discutibili a capo dei media di stato, la censura tornata in vigore, il ricatto nei confronti dei giornalisti che non assecondano l”operato del governo sembrano riproporre i tempi della dittatura. E stanno provocando la protesta dei giornalisti. La censura riguarda i giornali, i caricaturisti, i blogger, ma anche gli artisti. Non sono solo i detrattori occidentali dell”islam ad essere condannati per blasfemia, ma anche artisti tunisini che hanno visto le loro opere sfregiate dai salafiti.

L”impegno di chi, anche in occidente, vuole difendere la libertà di stampa e di espressione dovrebbe essere quello di sostenere i democratici tunisini impegnati in questa difficile battaglia invece di fare delle stupide provocazioni che forniscono solo pretesti a chi in nome della religione e del «sacro» vuole cancellare tutti i risultati e i valori portati avanti dalla rivoluzione. Senza dimenticare i diritti delle donne, che per Ennahdha dovrebbero essere considerati soltanto per quanto la donna è complementare all”uomo.

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